Grande presenza di telecamere e giornalisti oggi, a Milano, per l’incontro su un farmaco, il sacituzumab, in grado di contrastare i casi di carcinoma mammario metastatico oltre che, come già avviene, quello triplo negativo metastatico.
Il nuovo impiego di questa terapia, messa a punto dalla società biofarmaceutica californiana, Gilead Sciences, apre speranze per il futuro dei sei, ottomila nuovi casi di tumore con metastasi che si contano ogni anno in Italia.
Ne abbiamo parlato con Lucia Del Mastro, oncologa di fama mondiale, direttore della Clinica di Oncologia medica all’Ospedale San Martino di Genova.
Prof.ssa Lucia Del Mastro
-Questo farmaco è già in uso?
“Sì questo farmaco di nuova generazione, molto potente, era già stato approvato nel trattamento del tumore della mammella triplo negativo metastatico, che costituisce il sottotipo biologico più aggressivo.
Da oggi si potrà utilizzare anche per le pazienti con carcinoma mammario metastatico che abbiano esaurito difese di prima e seconda linea come la chemioterapia o la terapia endocrina.
Si è dimostrato che questo farmaco ha ridotto il rischio di progressione della malattia di circa il 34 per cento”.
-Come potenziare l’efficacia delle Breast Unit ovvero i centri di senologia multidisciplinari?
“Tutti gli studi scientifici dicono che le donne trattate nelle Breast Unit hanno maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto alle pazienti curate al di fuori.
Quindi il primo consiglio è rivolgersi ad un centro dove un team di specialisti si farà carico della paziente.
Quello che manca è un maggiore coordinamento diciamo la messa in rete di tutte le Breast Unit presenti sul territorio nazionale, in modo da facilitare l’accesso delle pazienti anche a nuove sperimentazioni che magari sono presenti in una Breast Unit ma non in un’altra.
Questo modello organizzativo non resterà unico, oggi si stanno creando le Prostate Unit per i tumori alla prostata e ,secondo me, si dovrebbero realizzare anche le Loungs Unit per i tumori al polmone e così per altre patologie in modo da migliorare l’assistenza dei pazienti“.
Un momento della conferenza stampa
-Come sempre la parola d’ordine è prevenzione. Gli screening sono efficaci?
“Il tumore della mammella è uno dei quattro tipi di tumore per cui è possibile fare diagnosi molto precoci, quando anche non ci sono sintomi clinici.
Notiamo però che l’adesione alle campagne di screening è maggiore al nord e bassa al sud.
Poi si devono uniformare i criteri: in alcune Regioni lo screening è rivolto a donne dai 50 ai 69 anni, oggi però si tende ad estendere e già in altre Regioni è anticipato ai 45 anni fino ai 74 anni. In Liguria stiamo lavorando su questa estensione.