In campo sanitario il termine anglosassone advocacy rappresenta quelle sinergie che si creano, talvolta, tra medico e paziente per potenziare al meglio la salute del singolo e della collettività.
Un caso di advocay, da portare ad esempio, arriva dai chirurghi dell’ Istituto dei Tumori di Milano e da un paziente che ha donato alla Chirurgia toracica una cifra tanto consistente da permettere l’acquisto di un Robot da utilizzare in sala chirurgica.

“E noi – dice il professor Ugo Pastorino, direttore della divisione – faremo di tutto per onorare questa donazione”
E pochi giorni fa, il 3 di giugno, il Robot ha debuttato in un intervento per rimuovere un tumore al mediastino. Con successo.

– Professor Pastorino come mai l robot arriva solo oggi in Istituto?
“Intanto perché noi trattiamo patologie oncologiche per cui il robot non è essenziale come invece nei casi di tumore alla prostata. Nel nostro campo ci occupiamo principalmente di tumore ai polmoni e da dieci anni, per aggredirli, utilizziamo una tecnica che è una via di mezzo tra la toracoscopia tradizionale e il robot, nel senso che utilizziamo una macchina che ha il vantaggio della tridimensionalità propria del robot così come la testa rotante di cui è dotata. Questa macchina ci permette di operare la maggior parte dei tumori polmonari senza aprire il torace, senza tagliare muscoli ma intervenendo, con ottimi risultati, sia per l’asportazione di un lobo polmonare sia per una parziale resezione, praticando solo due piccoli fori di accesso nella parete toracica. I tempi dell’intervento sono ridotti e i costi contenuti cosa che, in tempo di crisi della sanità, non è irrilevante”.

– E allora cosa vi dà in più il robot?
“Il robot ci permetterà di fare una piccola quota di interventi, saranno circa il 10-15 per cento, molto complessi sia per una particolare ricostruzione dei vasi, oppure per la particolare collocazione della lesione tumorale, o ancora per la ricostruzione della parete. La cosa in cui indubbiamente il robot dà vantaggi è l’esecuzione di suture chirurgiche“.
– Ci sono altri elementi a favore del robot?
“Si, è indispensabile per fare scuola. I giovani chirurghi devono saperlo usare. Non vengono in una struttura che non lo ha. Qui imparano la toracoscopia, imparano le resezioni conservative ora devono imparare come usare il robot. La doppia consolle del Robot consente al chirurgo senior di spiegare al giovane come procedere. La possibilità di insegnare le metodologie nuove è fondamentale per la medicina di questo tempo e di quello che verrà”.
Alessandra Rissotto
