La chirurgia mininvasiva per i tumori dell’apparato digerente: nuova tecnologia a supporto dei chirurghi

C’è una nuova tecnologia, sempre più diffusa in campo chirurgico, che prevede l’utilizzo di un colorante, il verde di indocianina, utilizzato da tempo in vari campi medici e nello specifico nella chirurgia oncologica ricostruttiva al fine di valutare la perfusione viscerale dopo interventi demolitivi per tumori a carico del tratto gastrointestinale.

Ma cosa significa perfusione viscerale e perché è così importante poterla valutare?

Viscere colorato da verde indocianina

Lo abbiamo chiesto a Ugo Elmore direttore del Programma Strategico di Chirurgia Oncologica e Mininvasiva dell’apparato digerente e del peritoneo all’Ospedale San Raffaele di Milano.

La chirurgia per neoplasie a carico dell’apparato digerente prevede sempre un tempo demolitivo seguito da una fase di ricostruzione della via digestiva. La fase ricostruttiva prevede l’utilizzo di un tratto di viscere che viene utilizzato al posto di quello asportato. Avviene negli interventi demolitivi per tumori a carico dell’esofago, dello stomaco e del colon-retto, nei quali la vascolarizzazione del viscere che vogliamo utilizzare per la ricostruzione è essenziale per la buona riuscita dell’intervento stesso“.

Che rischi si corrono in caso di una vascolarizzazione e cioè di una irrorazione sanguigna insufficiente?

Ugo Elmore

Rischi gravi, la complicanza peggiore per la chirurgia ricostruttiva esofago-gastrica e colo-rettale è che si formi una fistola anastomotica, cioè una inadeguata rimarginazione della cucitura intestinale tra il viscere residuo e quello utilizzato per la ricostruzione della continuità intestinale con spandimento di materiale intestinale al di fuori del tratto gastroenterico”.

E a cosa serve il verde indocianina?

Quando si arriva al momento della ricostruzione, si inietta al paziente, per via endovenosa  questo colorante, i cui effetti collaterali sono molto bassi, che si diffonde in visceri e organi.

Una macchina legge la lunghezza d’onda emanata dal colorante il che ci permette di capire se il viscere utilizzato per la ricostruzione va bene o no, grossolanamente più è verde meglio è“.

– E nell’uso di questa tecnologia, di cui voi siete stati pionieri, ci sono nuove prospettive?

Nuovo Reparto Iceberg dell’Ospedale San Raffaele

“Si, fino ad oggi è il chirurgo che interpreta in maniera soggettiva le immagini fornite dalla macchina e decide se il viscere è vitale e può essere utilizzato per la ricostruzione. 

Oggi, invece, è in corso uno studio prospettico, della durata di tre anni per arrivare ad una valutazione oggettiva della vascolarizzazione del viscere prescelto, grazie a un software i cui primi riscontri preliminari sono molto positivi.

Noi crediamo molto in questo studio che è stato approvato dal nostro Comitato Etico e che si avvale di un macchinario, ancora poco diffuso, che in Europa siamo stati tra i primi ad utilizzare.

Pensiamo davvero che il futuro della chirurgia ricostruttiva dopo demolizioni per tumori a carico del tratto gastrointestinale vedrà un progresso ancora oggi difficile da cogliere appieno”.

Alessandra Rissotto

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