Milano, Quby interroga 258 cittadini: sicurezza e decoro tra le priorità

Per il 31% degli intervistati l’intelligenza artificiale può essere un supporto alle Forze dell’Ordine. Sette cittadini su dieci dichiarano di avere fiducia nei consigli di un umanoide

Tre giorni di incontri e circa 258 conversazioni nel cuore di Milano. Si è conclusa in Piazza San Babila “Quby dialoga con il Futuro!”, l’iniziativa promossa dal Gruppo Qubit in vista del CES Unveiled Milan, che ha portato un robot umanoide a confrontarsi direttamente con cittadini, studenti, professionisti e turisti.

Da venerdì a domenica Quby, alto un metro e trenta centimetri, capace di camminare su due gambe e dotato della tecnologia sviluppata da The House of AI, società del Gruppo Qubit, ha posto domande ai passanti raccogliendo opinioni e aspettative sul futuro della città e sul possibile utilizzo dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana.

A raccontare il cambio di prospettiva dell’esperimento è Luca Morvilli, CEO di Qubit: “non è stato l’uomo a interrogare l’IA, ma l’IA a interrogare l’uomo”.

“Siamo riusciti, con una forma di dialogo utile e soprattutto concreta – spiega Morvilli – a far comprendere alle persone l’utilità di una realtà nuova e per molti di loro lontana dalla quotidianità. Una quotidianità che non può essere la devastazione vista in queste ore a Milano, ma quella di una città che, partendo dal capitale umano, dialoga con il futuro”.

Sicurezza e decoro al centro delle conversazioni di Quby

Dalle risposte raccolte in Piazza San Babila emerge soprattutto l’attenzione verso sicurezza e decoro urbano, indicati dal 51% dei cittadini coinvolti.

Il 31% degli intervistati vede inoltre l’intelligenza artificiale come una possibile alleata delle Forze dell’Ordine, per esempio nel contrasto alla microcriminalità nelle ore serali e nelle periferie e, più in generale, nelle attività di controllo del territorio.

Quby ha elaborato in tempo reale le risposte ricevute, costruendo un ritratto di come i partecipanti immaginano il futuro e del ruolo che l’intelligenza artificiale potrebbe assumere all’interno della città.

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Giovani, servizi pubblici e ambiente

Tra i più giovani, una quota del 17% ha rivolto invece l’attenzione ai servizi pubblici, chiedendo anche all’intelligenza artificiale di individuare percorsi utili per creare spazi nei quali poter socializzare senza sostenere costi elevati.

Spazio anche al tema dell’ambiente. Tra le indicazioni raccolte emergono la richiesta di meno cemento, più parchi e più alberi, insieme alla possibilità di utilizzare l’IA per contribuire alla gestione del verde, alla manutenzione e al contrasto delle isole di calore e dell’inquinamento.

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Sette intervistati su dieci da Quby si fidano di un umanoide

La tre giorni ha permesso anche di osservare il diverso atteggiamento delle fasce d’età nei confronti dell’interazione con un robot umanoide.

“In generale – spiega Fabio Ardossi, Founder di The House of AI – 7 intervistati su 10 hanno dichiarato di avere fiducia nei consigli e nelle indicazioni di un umanoide. I più aperti al dialogo con Quby si sono rivelati gli over 55, mentre la fascia d’età più diffidente è apparsa quella compresa tra i 35 e i 54 anni. Un esperimento riuscito che può essere considerato un modello di interazione con questi nuovi strumenti in grado di migliorare la qualità della vita delle persone”

Le 258 conversazioni raccolte in Piazza San Babila chiudono così un esperimento che ha portato il confronto sull’intelligenza artificiale direttamente nello spazio pubblico, affidando per tre giorni a un umanoide il compito di ascoltare e interrogare Milano sul proprio futuro.

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