Milano vista dai balconi: nasce il festival delle case popolari

Il teatro scende sotto casa. E racconta storie vere. Nelle periferie milanesi nasce “Casamondo”, il primo festival pensato per e con gli abitanti delle case popolari. Una rassegna gratuita, dal 5 luglio al 28 settembre, che trasforma i cortili in palcoscenici e la memoria popolare in arte. A curarlo, il Teatro Officina, storico presidio culturale milanese. Un festival nato da dentro. Casamondo non è solo una rassegna culturale. È un progetto sociale che attraversa la città da sud a nord, portando il teatro nei cortili delle case ERP (Edilizia Residenziale Pubblica). Sei appuntamenti, quattro spettacoli, decine di storie raccolte direttamente dagli inquilini. L’obiettivo è chiaro: rompere l’isolamento sociale, ridare voce ai quartieri popolari, e farlo con gli strumenti del teatro partecipato, dell’ascolto, della narrazione condivisa.
Casa via Celentano
Ad aprire il festival, il 5 e 6 luglio, è “Intrigo in via Celentano”, lo spettacolo che più di tutti incarna lo spirito di Casamondo. È il frutto di un lavoro lungo e intenso, costruito partendo dalle testimonianze degli inquilini delle case popolari di via Celentano 1, laterale di via Padova. Un grande affresco storico, firmato dalla drammaturga Nalini Vidoolah Mootoosamy, che intreccia memoria e presente. Sul palco, attori professionisti e storie vere: quella di Vittorio, anziano lettore con problemi di vista, e quella di una famiglia marocchina in cerca di un nuovo alloggio. Tra sospetti, speranze e alleanze inaspettate, si dipana una trama vivace e umana, diretta da Enzo Biscardi con una regia che coinvolge balconi, finestre, cortili. La scena si muove tra interno ed esterno. Gli attori entrano nelle case, recitano da finestre affacciate sul pubblico, che assiste seduto nel cortile. Il teatro invade lo spazio quotidiano, lo trasforma, lo illumina. Non è solo uno spettacolo: è una festa di comunità. Si chiude con musica e balli, in un momento collettivo che travolge attori e spettatori. È teatro, ma anche vita condivisa. Un racconto lungo novant’anni. Le case di via Celentano raccontano quasi un secolo di Milano. Costruite nel 1931, hanno vissuto i bombardamenti, i rifugi antiaerei, l’arrivo delle prime famiglie operaie dal Veneto e dal Sud. Poi, la nuova immigrazione. Oggi, tra le ringhiere, si parlano arabo, spagnolo, albanese. E italiano.
Intrigo via Celentano
La scrittura di Mootoosamy – finalista al Premio Riccione 2024 – riesce a condensare tutto questo. Cittadinanza, frontiere, identità sospese: le grandi domande del nostro tempo viste da un cortile. Le interviste raccolte diventano drammaturgia, il quotidiano diventa metafora. La mancanza di luce per un guasto diventa il simbolo dei tanti “momenti bui” della vita da affrontare insieme. Il Teatro Officina lavora così dal 1973. Dal 1992 porta spettacoli nei cortili delle case popolari. Arriva al mattino, monta il palco, parla con gli inquilini affacciati. E la sera, spesso, quegli stessi inquilini scendono a raccontarsi. Negli ultimi anni, questo approccio si è evoluto. Gli spettacoli non vengono solo rappresentati nei cortili, ma parlano dei cortili. Della loro storia, delle persone che li abitano, delle trasformazioni urbane. È un teatro che unisce arte e protagonismo civico. Dopo il successo degli spettacoli realizzati con gli inquilini di Gorla (2022) e del Quartiere Beretta (2023), Casamondo porta questo metodo anche in via Celentano, nel cuore della multietnica via Padova. Altri spettacoli, altre storie. Dopo “Intrigo in via Celentano”, il festival prosegue il 12 settembre con “Il Manto” della compagnia Malviste: storie di cura e resistenza nate dai laboratori teatrali con donne in situazioni di fragilità. Il 25 settembre, ATIR presenta “La Zona”, spettacolo sulla memoria partigiana nel quartiere Stadera, tra ironia e riflessione storica. Chiude la rassegna “C’è Vita nel Quartiere Beretta” (27 e 28 settembre), un’altra produzione Officina che racconta l’evoluzione delle case tra via Palmanova, Cesana e Tarabella, dalle bombe della guerra all’oggi multiculturale. Ogni cortile ha un’anima. È la filosofia del festival. Ogni complesso di case popolari ha una sua storia, un suo carattere. E il teatro serve proprio a farlo emergere. Via Celentano è un esempio virtuoso, grazie anche alla presenza dei custodi sociali e alla volontà degli inquilini di non rassegnarsi all’isolamento. Casamondo non si ferma allo spettacolo. Attorno c’è un lavoro continuo: laboratori, archiviazione di memorie, azioni di comunità. L’idea è costruire relazioni, facilitare la comunicazione tra vicini, dare strumenti per affrontare problemi comuni. Il sostegno di Fondazione Cariplo e la collaborazione con il Comune e la Regione danno solidità al progetto. Ma la forza vera di Casamondo sta nelle persone. In chi ha voglia di raccontare e di ascoltare. Nel cortile si annullano le distanze. Gli anziani rivedono il passato, i giovani scoprono radici nuove, le famiglie trovano uno spazio condiviso. Casamondo è questo: un teatro che non insegna, ma costruisce insieme. Un teatro che unisce, che cura, che restituisce dignità. Tutti gli eventi sono gratuiti. Info e calendario completo su: www.teatroofficina.it

Vincenzo Sardelli

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