Referendum sulla giustizia, convegno a Milano del Comitato “Cattolici per il Giusto Sì”

Alla vigilia del referendum del 22 e 23 maggio sulla riforma della giustizia, si accende il dibattito nel mondo giuridico.

«La riforma della giustizia è ciò che serve all’Italia che insegue la civiltà giuridica: la magistratura deve applicare la legge, non crearla». Lo afferma l’avvocato Domenico Menorello, portavoce del Comitato “Cattolici per il Giusto Sì”, che domani interverrà a Milano, nell’Aula Magna del Tribunale, al convegno “Giuristi per il Sì”.

All’incontro parteciperanno anche Nicolò Zanon, già giudice della Corte costituzionale, Antonino La Lumia, Gaetano Pecorella, Ennio Amodio, Oreste Dominioni e Antonio Polito, in un confronto pubblico sui contenuti e sulle prospettive della riforma.

Secondo Menorello, il voto referendario rappresenta «uno snodo decisivo» per il Paese. «Da un lato – sostiene – c’è la possibilità di salvaguardare l’architrave antropologica della società italiana e di offrire finalmente al Paese una giustizia più serena, correggendo quelle forme di autoreferenzialità che hanno visto alcuni settori della magistratura sovrapporsi ai rappresentanti democratici nella creazione delle norme. Dall’altro lato, la via stantia della conservazione dello status quo, con tutte le sue carenze strutturali».

Per il portavoce del Comitato, votare Sì significa avviare «la riforma che serve all’Italia», riaffermando il principio secondo cui «la missione della magistratura deve essere applicare la legge, non crearla». Menorello si dice convinto che il referendum, «per il livello fondativo della convivenza civile che chiama in causa», possa segnare, in caso di conferma della riforma, «la fine del lungo rattrappimento italiano e l’avvio di una nuova stagione di crescita fondata sulla libertà dalla paura», richiamando, per portata storica, i precedenti passaggi referendari del 1948 e del 1985.

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