Tumore colon-retto, in Italia 50mila nuove diagnosi all’anno. Il prof Elmore: oggi terapie sempre più personalizzate

Il tumore del colon-retto rappresenta una delle neoplasie più diffuse a livello mondiale, in Italia si stimano circa 50.000 nuove diagnosi ogni anno: si tratta di uno dei tumori più frequenti sia negli uomini che nelle donne. La buona notizia è che nella maggior parte dei casi si sviluppa a partire da lesioni benigne, i polipi intestinali, che possono essere individuati e rimossi precocemente grazie ai programmi di prevenzione. Ed è proprio il mese in corso, marzo, quello dedicato a livello europeo alla prevenzione e sensibilizzazione per questo tipo di neoplasia del tratto digestivo.

L’età rappresenta uno dei principali fattori di rischio: l’incidenza aumenta infatti dopo i 50 anni. Per questo motivo è raccomandato eseguire controlli periodici; in molti casi si consiglia una colonscopia a partire dai 50 anni e poi ogni cinque anni; mentre in presenza di familiarità, i controlli devono iniziare prima, secondo le indicazioni dello specialista. Un ruolo fondamentale è svolto anche dai programmi di screening regionali, rivolti generalmente alla popolazione tra i 50 e i 69 anni, che prevedono l’esecuzione del test del sangue occulto nelle feci (SOF) ogni due anni. Si tratta di un esame semplice, ma molto efficace per individuare precocemente eventuali lesioni sospette e indirizzare, se necessario, alla colonscopia.

Il professor Ugo Elmore, direttore del Programma di Chirurgia Oncologica e Mini-Invasiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano

 

È importante non sottovalutare mai eventuali sintomi, anche se spesso non sono specifici. Tra i segnali da tenere sotto controllo ci sono cambiamenti nelle abitudini intestinali, come diarrea o stipsi persistenti, presenza di sangue nelle feci, anemia, dolore addominale o perdita di peso non spiegabile. In presenza di questi segnali è fondamentale rivolgersi allo specialista.

La gestione del tumore del colon-retto richiede oggi un approccio altamente specialistico in centri di riferimento con esperienza dedicata. Come spiega bene il professor Ugo Elmore, direttore del Programma di Chirurgia Oncologica e Mini-invasiva attivo presso l’Unità Operativa di Chirurgia Gastroenterologica, dell’IRCSS Ospedale San Raffaele di Milano, diretta dal Professor Riccardo Rosati: «Presso il nostro centro è attivo un gruppo di ricerca impegnato nel trattamento dei tumori di tutto il tratto digestivo, superiore ed inferiore. Il trattamento è oggi multidisciplinare e polispecialistico, con il coinvolgimento di diverse figure professionali – gastroenterologi, chirurghi, oncologi, radiologi, radioterapisti, ricercatori ed altri specialisti – che collaborano per definire il percorso terapeutico più appropriato per ogni paziente».

Le parole del professore incoraggiano forme di ottimismo per l’evoluzione del trattamento terapeutico: «Negli ultimi anni la ricerca ha compiuto passi da gigante – prosegue infatti Elmore –,permettendo di caratterizzare sempre meglio il tumore del colon-retto dal punto di vista molecolare e di identificare specifici bersagli biologici su cui sviluppare terapie mirate, migliorando l’efficacia dei trattamenti e la prognosi dei pazienti. Oggi più che mai, la strategia terapeutica, condivisa nell’ambito dei consulti multidisciplinari, è personalizzata sul singolo caso. Dal punto di vista strettamente chirurgico, le tecnologie mini-invasive laparoscopica e robotica, rappresentano il gold standard del trattamento nella maggior parte dei casi. Queste tecniche consentono interventi precisi, con minore trauma chirurgico, riducendo il dolore post-operatorio e favorendo un recupero più rapido con degenze ospedaliere più brevi, mantenendo al contempo elevati standard di radicalità oncologica».

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